Il Punto di Osservazione
editoriale a cura di Michele Carpagnano
Nel terzo trimestre del 2025 due tendenze sembrano marcare lo stato attuale dell’evoluzione del Golden Power in Italia: i) operazioni straordinarie sempre più spesso concepite dalle parti in modo da risultare golden power proof per soddisfare ex ante gli standard di sicurezza nazionale e prevenire (o quanto meno gestire in sede contrattuale) l’eventuale imposizione di rimedi da parte della PCM nel corso dell’istruttoria (come ad es. adozione di interventi strutturali, di processo, di presidio sulla governance e know-how, carve out degli asset strategici volti a separare il perimetro golden power dagli asset non strategici) e ii) numero delle notifiche in continuo aumento (il che segna la normalizzazione della notifica prudenziale in Italia e sancisce l’ormai raggiunta consapevolezza degli operatori economici circa l’ampio perimetro degli obblighi di notifica preventiva delle operazioni).
In questo contesto, l’esercizio dei poteri speciali resta quantitativamente ben circoscritto: dal 1° gennaio 2025 ad oggi, secondo le elaborazioni dell’Osservatorio Golden Power, il Governo ha esercitato i poteri speciali una sola volta in forma di opposizione all’acquisto (nei confronti del tentativo di acquisizione da parte di un investitore extra-UE proveniente dagli Stati Uniti d’America di una target italiana attiva nel settore della difesa ed in particolare dei veicoli speciali e dei sistemi elettronici) mentre diciassette operazioni sono state oggetto di prescrizioni/condizioni e con due delibere sono state modificate dal Governo prescrizioni precedentemente imposte, confermando un modello di vigilanza attento, proporzionato e dinamico.
In alcuni settori infrastrutturali (settore energetico e della produzione di alluminio) riemerge il tema del necessario coordinamento tra Golden Power e disciplina concessoria. Mentre nel settore bancario la PCM ha confermato che i poteri speciali non operano automaticamente ma richiedono una valutazione puntuale di impatto economico e strategico (infatti un’Opa volontaria totalitaria intra-Italia è stata recentemente ritenuta non rientrante nell’ambito di applicazione della disciplina), a livello Unionale è in corso un confronto politico-giuridico sul rapporto tra poteri speciali nazionali e libertà fondamentali del mercato interno con la crescente rilevanza della sicurezza economica nell’ambito della più consolidata sicurezza nazionale. Stati Uniti ed Europa convergono verso forme di “capitalismo di sicurezza”: negli Stati Uniti prosegue il rafforzamento della presenza pubblica nelle filiere tecnologiche mentre in Olanda il Ministro dell’Economia e la Corte di Appello di Amsterdam sono intervenuti nei confronti di un operatore tecnologico a proprietà extra-UE per ragioni di sicurezza nazionale, sospendendo i poteri del management, attribuendo le azioni ad un fiduciario e nominando un amministratore indipendente: un caso che ha richiamato l’attenzione sul ruolo dello Stato nei settori strategici e sulla sua funzione di garante nelle filiere critiche per la sicurezza europea e nazionale.
L’esperienza del terzo trimestre del 2025 (e delle evoluzioni progressivamente accumulatesi dal 2019), conferma che il Golden Power non è soltanto uno strumento di controllo ex ante ma una leva strutturale della sicurezza nazionale idonea ad orientare decisioni industriali, a selezionare gli operatori nel mercato, ad intervenire per colmare vulnerabilità industriali e tecnologiche sistemiche e a contribuire alla definizione di un modello in cui autonomia e sovranità, concorrenza e intervento pubblico dovranno coesistere. Una leva da usare solo in caso di emergenza.
